La sagra della ricotta di vizzini Catania sicilia

 

 
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Luigi Cosentino

Vizzini 4 dicembre 1908 -
Zavia Tert (Cirenaica) 27 febbraio1931.
(Medaglia d’Argento al Valore Militare ).
La mattina del 27 febbraio alle ore 10.30 circa partiva dal campo di Apollonia l’apparecchio con a bordo il Sergente pilota Cosentino Luigi e il Tenente Garassino Giuseppe, con il compito di scovare i razziatori che si erano avvicinati ai nostri presidi, i quali si nascondevano fra le alte vegetazioni della zona. Compito arduo e difficile che richiedeva un volo a bassissima quota. Alle 11.50 "l’Aquila" viene colpita a morte, inesorabilmente è precipitata; dei nostri soldati trovarono i resti dell’aereo e poco distante i corpi de due valorosi aviatori. Domenica mattina due apparecchi "Romeo" hanno eseguito il trasporto dei caduti i quali amorosamente composte in casse dai compagni di Bengasi, sono stati deposti nella Chiesa Cristiana della Berca.

Per la morte eroica del Sergente pilota così scrissero il prof. Cosentino Giuseppe, l’On. Dott. Gesualdo Costa e lo scrittore Failla Gelsomino:

"Immolatosi generosamente con esempio spartano per la maggiore grandezza di una Italia ch’egli non potrà più godere in quel radioso avvenire ch’egli sognò e a cui concorse afferendo in olocausto il fiore dei suoi vent’anni".

"O giovani concittadini orgogliosi veneratene la memoria apprendiate da questo fulgido esempio la più nobile virtù dell’uomo, l’idealità del dovere".

Eran baldi, si, profumati e forti i tuoi vent’anni, o figliuolo! Ed io li sentivo – al pari di tuo padre – io che vidi il nero dei tuoi occhi, la prima volta, sotto l’acqua lustrale, in quel lontano dicembre del 1908. Pare ieri. Ti segui, Figlio, nel cammino della fanciullezza; ti ebbi a fianco e ti amai forte, perché buono eri e gioioso e franco. Lo sa la mamma questo – lo sa il babbo e i fratelli – lo sanno tutti. Ed ecco che, un giorno, l’Istituto e i suoi banchi parver piccola cosa all’avidità insaziata dei tuoi polmoni; parver angusti per la danza di fantasmi fruscianti nell’infinito luminoso e a te d’intorno in atto seduttore. C’eran troppi sogni, troppe iridescenze e baleni e vampe nello spazio perché restassi fermo, tu … . E così, al richiamo rispondesti, lasciano il nido, dove ancora dalla mamma dovevi esser covato prima di fidarti al volo, tu, rondinotto, d’aria desioso e di luce. Nato non eri per remare una piccola barca scivolante in uno specchio d’acqua d’un lago basso, troppa bellezza c’è, sempre, nel cielo italico, in servizio della patria, per non restare nel grigiore della vita, mentre la giovinezza batte ardente alle porte della gloria. E dominatore dell’ala fosti, fra burrasche e sereno, scrosci di tempesta e carezze di sole – audace, impavido, bello sempre – tu – mio aquilotto bruno! E voli furono, e ascensioni al di sopra e al di sotto delle nuvole nella vertigine dell’acrobazia fantastica, nel giuoco della morte, ritmando il tuo cuore col pulsare vivo del motore, ubbidiente al tuo polso di acciaio. Eri si piccolo, e il miracolo diuturno compivi, con tanta gioia nell’anima e negli occhi mori. Ma i campi romani e le vette del Friuli non bastarono più alla tua sete; la Colonia ti sedusse, dove una missione da compiere c’era e un nemico da battere. E andasti, e il nostro cuore ti portasti fra le dune e il deserto; e ti seguimmo mentre l’anima ci balzava ad ogni tuo saluto, ed eravamo fieri di te e del tuo destino. 27 febbraio Apoteosi del nostro "Piccolo". C’è ancora là un nemico, e snidarlo bisogna, e accerchiarlo e abbatterlo bisogna. E allora su, al canto del motore, per le vie del cielo, incontro alla morte e alla gloria. E su, col cuore in tumulto, l’occhio di fiamma, il polso saldo, nell’ansia magnifica di un’impresa "magnifica". La Patria è là, in attesa dell’atto eroico, del sacrifizio è consumato… E la terra è rossa di sangue. Il sangue del nostro Figliuolo è … Ora siamo vicini; Tu e noi. Ci sei restituito, bello "Aquilotto bruno". L’immenso cielo azzurro, le imprese audaci, l’ala possente che tu amasti, tutto è qui, ora, chiuso, come in un pugno ferreo. Noi, ti vediamo – oh, se ti vediamo, Figliuolo del cuor nostra. La tua ala non è spezzata – quello schianto è una menzogna – quel rosso di sangue è un’altra cosa. Noi sentiamo come in un sogno senza risveglio – ci piace sognare, e sognare è vivere in una cara illusione, ché illusione magica è la vita tutta – noi sentiamo sempre, il fremito di un’ala – il rombo di un motore – il tuo – fuso col tuo cuore. Noi vediamo te, creatura del nostro spirito, planare sul tetto della casa, attorno al vecchio nido. L’adempimento d’una tua antica promessa – ti vedremo finché gli occhi saran stanchi di guardare e la mente di sognare; vedremo, fra un’ala e l’altra, un occhio – il tuo – sorridente e luminoso.

Tu non sei morto..

E’ una parentesi la morte. E vedi, Figliuolo adorato, noi siamo con l’anima in ginocchio a te davanti, benedicendo il tuo eroismo per questa Patria, a cui "quando si è dato tutto, non si è dato abbastanza".

Per gentile concessione
© Tratto  da Vizzini e la sua guida turistica
di Salvatore Costa e Gregorio Failla Tutti i diritti riservati

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