La sagra della ricotta di vizzini Catania sicilia

 

 
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Gesualdo Costa

Costa Gesualdo, nacque a Vizzini il 4 gennaio del 1864.
Non è facile tratteggiare la figura dell’On. Dott. Gesualdo Maria Costa, che "dello scienziato ebbe il freddo ragionamento, del poeta il sentimento, del sacerdote la vocazione, del soldato la fiamma del sacrificio". Nacque da una famiglia che non era estranea alla severa disciplina degli studi e che conservava, ancora viva e fresca, la memoria di un suo illustre antenato Giuseppe Maria Costa, filosofo, professore di chimica all’Università di Catania, protomedico del Val di Noto, morto nel 1833 e passato alla tradizione attraverso il motto popolare: "Ci vuole l’aiuto di Costa". Il Dott. Gesualdo Costa, ottenne la licenza d’onore, (furono 80 in tutta Italia); gli anni dell’Università li trascorse tra intensi studi ed esperimenti scientifici originali. Nel 1889, Egli si laureava in medicina e chirurgia, all’Università di Catania, "sostenendo brillantemente, in uno splendido esame, una dissertazione originale". La tesi di laurea era stata "l’empiema pulsatile"; ma la Sua tesi, quella preferita, per cui non aveva schivato gli ardimenti del nuovo, doveva essere: "sulle suture del cuore", cioè possibilità d’intervento sulle ferite del cuore e guarigione delle medesime sugli animali, per cui aveva fatto gli studi sperimentali sui cani, presso l’Istituto di Medicina Operatoria dell’Università di Catania. Tesi originalissima, sia per quei tempi, sia per la concezione audace, perciò Egli avrebbe quasi diritto di primato in Italia nell’avere ideato ed iniziato esperimenti sopra questo ramo arditissimo della chirurgia. Spinto dall’indomabile desiderio di sempre più apprendere, si recava nel 1890 a Roma, quale assistente volontario del prof. Francesco Durante e nel 1891 a Bologna, per frequentare la clinica chirurgica del prof. Novaro e quella del prof. Ruggi, dove seppe brillantemente affermarsi, acquistandosi la fiduciosa stima dei Professori. Nel 1892, ritornato a Vizzini con un corredo di più ricca tecnica e di più larga esperienza chirurgica, si dà all'esercizio professionale, iniziando la Sua attività nel campo della chirurgia generale, dove si muove con piede di gigante, attingendo mete insuperate.
Espansivo, umile lavoratore del pensiero che alla scienza chiedeva tutte le sue risorse per il bene dell’umanità sofferente, ingegnoso nel sapere, modesto, pronto a correre là dove c’era una vita da salvare. Impara da se le lingue inglese tedesca e francese, riesce a crearsi un laboratorio di ricerche, di controlli, di studio, dove passa le ore più belle della Sua giornata, rimettendovi, infine, un occhio per le continue osservazioni al microscopio. La sua fama di clinico e di chirurgo valente si andava, intanto, affermando di giorno in giorno, confortata e sorretta dai quotidiani successi e si diffondeva per i paesi vicini, allargandosi sempre più. Centinaia e centinaia di malati, d’ogni età, di ogni sesso, d’ogni ceto venivano a Lui, da ogni parte dell’isola ed anche di fuori, a trovare quanto invano avevano cercato o sperato altrove.

La sua clinica era diventata oramai come un tempio – il Tempio della Salute, (Casa della Salute) che tutt’oggi si trova nel Viale Margherita, parte venduta a privati. Il popolino Lo immaginava simile ad un mago, che possedesse la scienza dei presagi. I suoi responsi, anche dati in mezzo alla strada, così alla rinfusa, avevano valore di verdetti di Cassazione, nelle Assise della vita e della morte! Il campo dove rifulsero le Sue eccellenti doti di fisiologo, di patologo, di clinico e di tecnico perfetto, per cui rimanevano attoniti quanti ebbero la ventura di vederlo operare; la legatura della vena cava inferiore, le innumerevoli laparotomie per occlusioni intestinali acute. Instancabile era stata la Sua prodigiosa attività. Ogni giorno, visitava diecine e diecine di malati, molti dei quali – i poveri – gratuitamente, una o due operazioni (una volta ne fece fin sette di ernie in un giorno solo); spesso era chiamato fuori, di giorno e di notte, nella provincia ed oltre, per interventi urgenti o per consulti gravi e decisivi; nei ritagli di tempo, lavorava con spasmodico desiderio al microscopio. Si calcola che le operazioni soltanto quelle di ernie si aggirassero sulle 15 mila!

Chirurgo validissimo ed autore di numerose pubblicazioni mediche, circa 27 delle quali qualcuno segnalata al Consiglio Nazionale delle Ricerche e molte hanno già varcato i confini della Patria, ricercate e richieste da studiosi insigni abbracciano i più diversi campi della chirurgia, trattando casi rari o difficili, con modernità e originalità d’indirizzo nella tecnica operatoria e dando, attraverso una sostanziosa bibliografia, la misura della vasta e franca cultura che Egli possedeva.

Eletto Deputato al Parlamento Nazionale nel 1919, con votazione plebiscitaria, s’interessò oltre che di opere pubbliche del Suo paese, di altri paesi del circondario, si concentrò sui problemi della sanità, con riferimento alle epidemie come il tifo petecchiale, fece adottare provvedimenti per il vaiolo in alcuni comuni della Sicilia, per il rinnovamento igienico delle popolazioni, creò scuole Medie Secondarie, fra queste il Ginnasio di Paternò, portò l’acqua potabile nei comuni del mezzogiorno, favorì i lavori del tronco ferroviario Vizzini – Giarratana e Vizzini – Valsavoia.

A Lui i Vizzinesi innalzarono ad imperituro ricordo un mezzo busto di bronzo al centro della Piazza Umberto di Vizzini e di recente è stata denominata una Piazza che è in fase di costruzione vicina al campo sportivo. "Costa che ha dato ai morenti la vita" . Si raccontano tante storie su di Lui e nel modo come riusciva a curare la gente, soprattutto quando la medicina non arrivava a guarire.

Una volta mentre era in farmacia, sentendo tossire un contadino, che le crepuscolo tornava a casa dai campi, tenendo la briglia del suo mulo, ebbe a dire ai suoi amici di conversazione che quello sventurato non avrebbe visto la luce del giorno seguente. Si seppe che il contadino era spirato durante la notte per un polmonite fulminante. Una volta fu chiamato da alcuni contadini verso la contrada "Scifo", dove uno di loro aveva ingoiato, bevendo acqua dalla sorgente, una sanguisuga e stava per soffocare. Lui dopo averlo visto, fece procurare una pipa e tanto tabacco e mentre il povero contadino ansimante e quasi del tutto cianotico era steso per terra, il Dott. Costa lo invitò a fumare la pipa cercando di far trattenere per alcuni secondi il fumo in gola. Così, dopo alcuni minuti, il contadino si vide rispuntare la sanguisuga dalla bocca la quale immediatamente fu presa dal dottor Costa con un pezzo di canna. Era successo che (semplicemente) il fumo della pipa aveva soffocato il verme, questo non sopportando il fumo cercò la via d’uscita e così il contadino poté ritornare al lavoro. Un giorno mentre era a casa, fu chiamato da una vicina di casa, la quale chiedeva aiuto per suo marito il quale era rimasto schiacciato dalla ruota del carretto. Lui, accorso immediatamente sul luogo, dopo aver palpato lo stomaco dello sfortunato capì subito che era grave, la ruota le aveva schiacciato lo stomaco. Non c’era tempo da perdere. Fece procurare una pompa da bicicletta e iniettando aria nello stomaco attraverso il retto, riuscì a portare gli intestini al proprio posto, rimettendo in vita il contadino.

Uomo dinamico, non si cristallizzò sulle posizioni acquisite, ma si tenne sempre al corrente di tutti i progressi che la tecnica operatoria andava realizzando nei vari paesi del mondo, per opera di altri Maestri, aggiornando quotidianamente la Sua vasta e profonda cultura attraverso letture di opere originali e delle più importanti riviste di medicina e chirurgia, nazionali ed estere. La figura di Costa non si contiene o esaurisce entro i confini dell’esercizio professionale, dove Egli attuò il regno del Suo spirito.

Simile ad un prisma, da qualsiasi lato lo si guardi, dà luci e forme sempre nuove. Ed accanto al chirurgo ardito e geniale (prof. Rindone) è il cittadino compreso di alto civismo e dia more alla Patria. E’ il filantropo, il soccorritore e benefattore dei poveri, l’uomo che dona con generosa liberalità tutto quello che può, a ricchi e a poveri. Il Suo grande cuore, al contatto quotidiano di tutte le miserie, di tutte le sofferenze della carne e dello spirito, non poteva restare impassibile e muto; e fu pieno di ogni comprensione, largo di ogni carità, fu sempre "pronto a tutti i doveri che, il sole sorgendo, può portare con sé". In ciò sta forse il fondo etico della Sua alta profonda religiosità. Del grande Costa, che fece rivivere la tradizione del Suo illustre avo ingigantita nel tempo dai progressi della scienza e dell’arte chirurgica non resta ora che il ricordo, impresso nei cuori dei Suoi innumerevoli beneficati ed il sublime compiacimento d’essere stati Suoi contemporanei; mentre le generazioni venute dopo di Lui diranno d’aver sentito parlare, ai confini della leggenda, di "Costa che ha dato ai morenti la vita".

Ecco alcune pubblicazioni del Dottor Costa:

Studio sperimentale sulle suture del cuore, cioè possibilità d’intervenire sulle ferite del cuore.

L’empiema pulsatile.

L’echinococco disseminato nella cavità addominale.

Stenosi organiche secondarie allo strozzamento erniario.

Deformità da frattura dell’avambraccio: osteotomia segmentaria e sutura metallica.

La splenectomia per la cura della cirrosi epatica.

Occlusione intestinale per torsione di tutto l’intestino tenue e del suo mesentere.

Contributo allo studio delle ferite della vena cava inferiore.

Considerazioni su un quadruplice intervento chirurgico addominale.


L’insegnante Giuseppe Cosentino scrisse di Lui, per l’inaugurazione del mezzo busto in bronzo.
" Come il seme nascosto germoglia dopo anni di siccità, così il bene e il male, e tutte le azioni già morte ritornano, e portano foglie vivaci e scure, frutti dolci oppure aspri. Gesualdo Costa vuol essere: palpito ed ossequio; ringraziamento ed osanna; rievocazione del passato e monito per l’avvenire. Ed il rito diventa ancor più suggestivo in quanto ha per tempio la vasta piazza, che è come il cuore del paese; che sa – o concittadini della vecchia guardia – le vostre amare delusioni e le tempestose reazioni del lontano 1909; come la delirante vostra gioia del 1919, quando laggiù, all’imbocco di Via Giovanni Verga, gl’innalzaste un arco trionfale, per accoglierLo vostro Deputato al Parlamento Nazionale. Questa piazza – dico – dove Egli parlò a voi tante volte, con voce solenne e ammonitrice del civico bene, riscuotendo l’osanna dei vostri consensi e per dove Egli, vecchio, passava e ripassava tutti i giorni, raccogliendo i segni della vostra devozione. Fu maestro di se stesso, e nel firmamento della scienza chirurgica brillò, non dell'effimero focherello delle lucciolette, ma della vivida luce di geniali e originali arditezze, fatta più calda e benefica dalla inesauribile carità. L’amore della scienza s’intrecciava in Lui con il sentimento morale in una superiore visione di solidarietà umana; la lealtà dello studioso si accompagnava sempre ad un alto senso di civismo, mentre la rara probità professionale e l’innata bontà d’animo Lo rendevano ugualmente caro. Democratico, intese la democrazia come elevazione degli umili, contatto assiduo con il popolo, al quale (sono sue parole) si sentiva legato, Lui umile lavoratore del pensiero. Studioso sino agli ultimi giorni della sua vita, teneva sempre aggiornata la sua vasta e profonda cultura, conservando ancor fresca, per le doti dell’ingegno preclaro, la memoria degli studi umanistici giovanili. Dentro questa fredda immagine bronzea rivive come una luce degli altri Suoi pensieri, palpita come un soffio dell’anima Sua generosa. E’ bene che si dica è bene che si sappia. Questo bronzo non è qui tanto per la gloria di Costa, quanto per l’onore di Vizzini. Lo scienziato filantropo, dalla vita semplice e sempre a portata di ogni mano, il vegliardo che visse lavorando e beneficando, non ha bisogno di onori che non ambì. Ma grave onta sarebbe per noi tutti non poter mostrare qui, nella Vizzini che fu Sua, ai tanti forestieri che vi arrivano o vi passano, e dei quali alcuni, forse, vi trovarono, un giorno, per virtù di Costa il balsamo della salute, un’effigie del Clinico illustre, noto nel mondo della scienza, non meno che in quello della fraternità umana."

 

 
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